Il grande problema della gente moderna, purtroppo, è che chiunque sembra avere qualcosa da dire, su qualsiasi argomento; qualcuno di famoso diceva che se non hai niente di interessante da dire è molto meglio che tu stia zitto.
Ecco, direte voi, l'ennesima persona che decide di sbattere i fatti suoi in faccia alla gente senza che nessuno gliel'abbia chiesto, ecco l'ennesima squinzia che si ergerà sul pulpito e dispenserà pareri a piene mani su questioni di cui tutti, francamente, facevano volentieri a meno.
Ebbene sì: anch'io appartengo a quella categoria di persone "Listen from wich pulpit comes the predic" (cit. doverosa dell'inglese fai-da-te del legittimo proprietario della frase), quella che quando vede un nuovo blog pieno di castronerie spara subito un "Ennò, che cavolo, un altro no!". Purtroppo, il lato oscuro dei blog minaccia di risucchiarmi dentro di nuovo, anche se per vostra fortuna questo potrebbe essere il primo e unico post che la mia testolina riesce a partorire.
Dunque, due cose:
- Il titolo viene direttamente dalla gentile concessione del signor Cicero/Ciceronis, da non mi ricordo più che epistula a non mi ricordo più chi; la frase mi è sembrata particolarmente azzeccata, "la lettera non arrossisce", il che significa che fondamentalmente posso scrivere quel cazzo (sic!) che mi pare e piace senza aver paura di guardare qualcuno negli occhi e dirgli "Embè, che vuoi?". Non è vigliaccheria, è semplice messa in atto del Primo Grande Principio: se ti scoccia dire certe cose a voce, mettile per iscritto, vedi mai che risultano anche più interessanti.
- Coming out delle... 0.07 (accidenti se passa il tempo): avevo un blog, tempo fa, ai bei tempi di splinder. Era tenero e simpatico, dai 14 ai 18 anni, quindi se cogliete la sfumatura ironica era tutto tranne che i due suddetti aggettivi; era pieno di bimbominkiate da quattordicenne (quando ancora la "razza" dei bimbiminkia non era stata catalogata dagli antropologi tutti noi lo eravamo, ammettetelo) che si sono evolute in colossali pippe mentali in stile puro tormento adolescenziale. Per carità, ero molto affezionata a quel blog, c'era tutta la mia (complicata e alquanto teatrale) adolescenza, ma forse è stato meglio che certe cose se le sia portate via il web nel dimenticatoio. Spero che nessun archeologo trovi, chessò, i digifossili dei miei post strappalacrime nel browser di Splinder.
Sul "chi sono io" vi rimando ad un eventuale post futuro, altrimenti questo sarà solo uno scorcio di quel che poteva essere, un "C'era una volta..." senza una vera e propria storia. E alle volte è molto più interessante così.
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